Ma Nora prima di dare il braccio allo zio Matteo ebbe un istante di perplessità, di timidezza, poi risoluta, stese la mano al Casalbara e gliela strinse forte.

La fanciulla voleva dire in quel momento, con quella stretta di mano, che era fiera di avergli sacrificato tutto, il suo onore, il suo avvenire, la sua pace, forse la sua vita.

—Signorina Nora,—balbettò il Casalbara,—anch'io….—ma non aggiunse altro. Passò innanzi e sollevò la portiera…. Poi, quando Nora e lo zio Matteo furono usciti, la lasciò ricadere, e restò lì, confuso, sbigottito….

X.

Il Casalbara andò subito in cerca del suo amico Kloss, alla banca Kloss e C.º, per confidarsi e per consigliarsi con lui.

Francesco Kloss ascoltò il duca attentamente, attorcigliandosi i baffi.
Poi, d'un tratto, saltò su dalla seggiola, sghignazzando.

Staterata! Robb de Statera!

La Stadera era un vecchio teatro di Milano, dove si rappresentavano i drammi più impressionanti, a gran colpi di scena.

Robb de Statera! Tutti d'accordo; e la racazza, pussè anca mò!

Francesco Kloss, subito, alle prime parole, aveva aperti gli occhi, e Nora, diventata troppo pericolosa, aveva perdute tutte le attrattive. Anche i capelli pionti marafigliosi, erano rimasti offuscati dal barbone minaccioso di Matteo Cantasirena. No, no, no!… Alla larga! Non era una racazza, era un trabocchetto! Quella scena di seduzione, di collera e di lacrime, col sopraggiungere improvviso del padre nobile, gli ridestava più forti i primi sospetti e i primi timori. Quando non si fosse trattato altro che di denari, il Casalbara avrebbe pagato e basta; ma la furbona tirava il gran colpo; voleva farsi sposare, e quella volpe vecchia del Cantasirena teneva dalla sua! No! No! No! In tutti i pasticci che ne potevano nascere, anche lui correva il rischio di aver noie, seccature, di aver contro i giornali, di esser portato in piazza!