—A quella racazza non pensiamoci più: ghe n'è pussée te cent mila a
Milan, ti pei tosanett!

Ma il Casalbara, povero vecchio, era preso. Quelle parole del Kloss lo ferivano nel cuore e nella vanità.

—Bene! Bene!—esclamò interrompendolo, infastidito.—Adesso non è il momento di parlare della signorina Eleonora! La signorina Eleonora non c'entra affatto nel consiglio che io sono venuto a domandarvi! Io sono stato provocato dal padre. La mia quistione l'ho col padre.

—Che patre!—borbottò il Kloss con un'alzata di spalle.

—Collo zio!

—Che zio!

—Ebbene con…. quello che è! Con Matteo Cantasirena.

Sto scîor,—osservò il Kloss col suo ghignetto,—è un pirpone colossal!—e si fregò le mani allegramente. Secondo il Kloss, coi birboni, in generale, era un pellissimo trattar, perchè colla prudenza e coi tenari si poteva accomodare ogni cosa.

L'altro si mostrava sempre più perplesso e meditabondo.

—Intanto…. in questi tre giorni, che cosa devo fare?