—Mi stassi cito: mi stassi queto.
—E se mi manda a sfidare anche il…. quel Laner? Appartiene ad una ragguardevole famiglia del Trentino!
—Raccuardevole strazzon!—rispose il Kloss con un'alzata di spalle.
Per lui, il Casalbara non aveva nessun obbligo perchè, scientemente, non aveva offeso nessuno; ma messo al punto di doversi battere o di dover sposare la signorina Cantasirena, piuttosto pattersi tieci folte!
—Naturalmente!—Di ciò era convinto anche il duca.—Ma se Cantasirena fa nascere uno scandalo?
—Con Matteo Cantasirena, cuistion te tanee: me ne incaricassi mi.
Colla racazza, cuistion te tanee: mi incaricassi la signora Schönfeld.
Il Kloss non voleva più trovarsi con Nora. Aveva paura di essere travolto da un momento di vertigine, e finire poscia in quelle medesime reti, che lo zio e la nipote avevano teso, d'accordo, per cuel vecc… straortinarî!
Il Casalbara era preso. Se ne andò scrollando il capo. Avrebbe pensato, avrebbe meditato; si sarebbero trovati insieme più tardi per parlarne ancora; ma intanto provava un senso di sollievo ad essere solo, a non udire più la sghignazzata plebea, oscena, che offendeva l'immagine purissima della fanciulla bionda; la fanciulla che arrossiva tremante, cogli occhi pieni di lacrime, quando lui la baciava appena sui capelli, e che si ribellava fiera e sdegnosa, offesa nella sua delicatezza e nel suo amore, quando le regalava un vezzo di perle.
E forse…. non la vedrebbe più!… Le scenate del Cantasirena, le violenze di quel montanaro odioso, sarebbero tante e tante che quella povera creatura così sola finirebbe col cedere, col sacrificarsi.
E sospirava pensando a Nora e immaginando che anche Nora avrebbe forse sospirato e pianto pensando a lui.