Anche per Evelina, come per Nora, l'unico pensiero era di andarsene da quella casa e di "mettersi a posto".

Nell'abbandono in cui erano sempre state lasciate, le due ragazze si erano abituate presto a pensare a sè, e a provvedere a sè, come i monelli delle piazze.

II.

Nora non s'era neanche levata nè la giacchetta nè il cappello, una specie di berretto di lontra alla cosacca. Dopo fatta colazione avrebbe atteso un poco alla finestra per vedere se "i due" sarebbero passati di là, come avevano fatto il dì innanzi per aspettarla e per accompagnarla da lontano, fin dove andava a dar lezione….

—E se non si facevano vedere?… Sapevano che quel giorno essa doveva andare dalla Schönfeld e forse ci sarebbero capitati, per farsi presentare.

—E se non si facevano vedere nè in istrada, nè dalla Schönfeld?… Se non si facevano veder più?

—Questo è impossibile!—rispose Nora a sè stessa, tuffando una gran fetta di panettone in una piccola tazza di caffè e latte.

—Dirai al signor Laner—esclamò rivolgendosi alla Gioconda—che non venga a mezzogiorno, se mi vuol trovare. Venga dopo le quattro. A mezzogiorno ho una lezione.

—Dalla signora Schönfeld?—domandò la cuoca, succhiando gli acini d'uva passa che andava scegliendo fra le briciole, sul piatto del panettone.

Nora non rispose: non voleva rendere tanti conti.