Aveva fissato colla Schönfeld, la sua grande confidente del momento, che in tutti quei giorni sarebbe andata da lei dalle dodici alle tre per ripassare la Carmen. Ma questo non era altro che un pretesto, un piano prestabilito.

In uno di quei giorni ci doveva essere anche la visita dei due delle passeggiate, e allora, come per caso, sarebbe stata fatta la famosa presentazione.

—Sì! Sì! spiegarsi! e venire al concreto.

Nora, appena ebbe calmata a furia di panettone e di datteri quella sua fame di fanciulla sana e forte, ed ebbe bevuto in piedi, dal secchio di rame della cucina, una lunga sorsata d'acqua fresca, tornò di nuovo in saletta e andò a mettersi dietro la finestra, cantarellando.

—In questa casa,—brontolò poi, dopo un momento, perchè sentiva di non aver mangiato abbastanza,—prima di tutti c'è madama Gioconda, poi Numa, poi te,—e indicava Evelina,—e finalmente io, per gli avanzi…. quando ne rimangono!

Evelina, che non si era mai offesa sin allora, si sentì punta per quell'umiliante compagnia della serva e del gatto.

—Già,—rispose, sempre continuando a scrivere, ma con un'ironia più acuta e penetrante per la sua lentezza placida.—Già; quando sarai nel palazzo Laner, il primo posto sarà sempre il tuo!

—So anch'io, più di te, che cosa potrei aspettarmi anche con Pietro Laner! Per questo…. C'è tempo! Lascio fare allo zio Matteo!—E Nora tornò a ridere.—Ah! Ah! Ah! Lo zio!… Portentoso lo zio!… Intanto ha scoperto il decoro, la riputazione delicata delle sue care figliuole, per metter Pietro fuori della porta!

Evelina aveva cessato di scrivere; stava attentissima, e la sua ansia, per quanto volesse dissimulare, era così viva, che non sarebbe certo sfuggita a Nora, se questa appena le avesse badato. Ma Nora era troppo intenta alla finestra.

—Lo zio Matteo,—seguitò Evelina per farla parlare,—non ha avuto torto. Un giovane, in pensione nella stessa casa con due ragazze…. Non era conveniente.