L'altra si voltò per fissarla.

—Cos'è successo? Mi diventi diplomatica! Sai anche tu perchè lo zio Matteo si era tirato in casa Pietro Laner! C'erano ventimila lire! E sai anche tu, meglio di me, perchè adesso, lo zio, colla scusa del decoro, lo ha mandato fuori dei piedi!

—In ogni modo, ti sposi o no, le ventimila lire sono sue e gli si devono restituire!—borbottò Evelina con un accento strano, come di cupidigia. Poi soggiunse, guardandola bene, attentamente, quantunque Nora, sempre in piedi, alla finestra, le voltasse le spalle.—Ma e tu, non vuoi bene al signor Laner?

—Questo non ti riguarda!

Gli occhi di Nora si erano fatti più vivi, sfavillanti di contentezza e di trionfo, mentre cantarellava la Carmen con più espressione e si accompagnava suonando il tamburino colle dita sui vetri.

"L'amour est enfant de Bohème….
Il n'a jamais connu de toi…."

Poi, a un tratto, cessò di cantare, corse allo specchio, si accomodò in un attimo il berrettino, premendolo, allargandolo colle due mani sulla massa confusa, attortigliata dei capelli; si aggiustò la cravatta di seta lilla, che rendeva più delicata la freschezza rosea del suo colorito, abbottonò la giacchetta, guardandosi, voltandosi e rivoltandosi, stirandola bene sulla pienezza precoce dell'anca, poi, in fretta, preso l'ombrellino e un rotolo di musica, si avviò per uscire.

—E il signor Laner?—le gridò dietro Evelina.

—L'ho detto alla Gioconda! Ritorni dopo le quattro!—E via di corsa come un lampo.

Il tirolese che aspettava in anticamera, non ebbe tempo di vederla, di salutarla, che già gli era sparita dinanzi, e la sentiva scendere le scale col fruscìo leggiero delle vesti e il battere risonante dei piedini veloci.