—Che importa, se è minorenne? So quello che mi dico,—e anche il
Casalbara alzava la voce.—Non c'è niente da far processi!

Ne plaisantons pas, mon cher! Dovete sapere che Eleonora stessa effrayée,—sono riuscita a stento a levarla mezzo morta toute pleine des meurtrissures dalle mani di monsieur Cantasirena—Eleonora stessa ha confessato tutto "tutto quanto!"

—Confessato?… Che cosa?

—Fino all'ultimo! Ed è inutile che vi mettiate a fare con me il gentiluomo misterioso!… La mia cara amica Eleonora, mi ha confessato tutto quanto! Voi…—La signora Schönfeld s'interruppe, si raddrizzò tragica, solenne; poi ripigliò colla voce più bassa, ma col gesto, coll'accento severo, inesorabile del giudice:—Voi avete abusato dell'innocenza, della inesperienza, del cuore, della passione….—Poi, d'un tratto, cambiando tono:—Caaro da Dio!—esclamò con tutto lo scoppio della sua natura rumorosa:—Vous êtes un monstre d'iniquité!

—Ha confessato?… Lei?…—Il Casalbara era rimasto stupefatto.

—Sì.

—A chi?

—A suo padre, cioè a suo zio! E poi anche a me.

—Anche a voi?

—Sì! Vous êtes un monstre d'iniquité!—Ma per quanto sdegnata, per quanto in collera, per quanto furente, dagli occhi, da tutta la faccia della Schönfeld, sprizzava la malizia, la furberia, l'ammirazione. E il Casalbara che negava, assicurava, protestava che non era vero, pure non sapeva dire di no con abbastanza forza, con abbastanza energia: intimamente si sentiva lusingato da quel monstre d'iniquité!