—Mi ha detto anche,—soggiunse la contessa ammiccando l'occhio, e come a conferma del "tutto quanto"—di avervi scritto…. che vi sareste trovati qui, da me.

—Sì…. è vero,—confermò il Casalbara.

La Schönfeld tornò a gemere, a sospirare. "La pauvre petite, mi ha tanto pregato, tanto supplicato! Non ho avuto cuore di resistere: le lacrime mi fanno male…. E poi…. già è inutile…. Eleonora può far di me tutto ciò che vuole! Je l'aime! Je suis éprise d'elle…. Quelle beauté mon Dieu! Il faudrait l'avoir vue hier au soir dans son petit lit, toute blanche, toute rose, toute blonde…."

In quel punto la portina si aprì pian piano…. i due si voltarono. Eleonora entrò nel salotto…. Ma appena veduto il Casalbara, per la commozione, per la confusione stessa della gioia e della verecondia, si buttò con tutto l'impeto fra le braccia della Schönfeld, nascondendo la faccia, timida, pudibonda, contro la faccia dell'amica. Non voleva che lui vedesse come l'aveva fatta diventar rossa!…

Anche il Casalbara si trovò impacciato; e lì per lì, riuscì appena a balbettare qualche parola, salutandola.

Mon cher amour! Mon petit bijou; tu te portes bien, n'est-ce pas?—E la Schönfeld, dopo averla baciata, ribaciata con gran trasporto, la condusse ancor più vicino alla finestra, per vederla bene.—Oh, les beaux yeux qui ont pleuré tant de larmes!—e tornò a baciarla anche sugli occhi—Mon ange adoré!…

Era proprio stata l'apparizione di un angelo!… Com'era entrata? Aveva suonato il campanello?… Sì?… Non avevano sentito niente!… Ma erano tanto infervorati nei loro discorsi!… Poi, il contessone fu magnifico nella sua franchezza, nella sua lealtà. "Perchè ménager delle scuse, dei pretesti? Lo aveva promesso a Eleonora: voleva lasciarli soli. Era cosa troppo naturale! Capiva anche lei, dopo tutto quello che era successo avevano bisogno di parlarsi, di consigliarsi, di intendersi. Ma con altrettanta franchezza dichiarò a monsieur le duc che da quel giorno, e finchè la sua posizione vis á vis della signorina Eleonora, non fosse diventata chiara e regolare, la porta della contessa Schönfeld sarebbe stata sempre chiusa per lui." Ciò detto se ne andò, col passo maestoso e collo strascico della vestaglia rossa che spazzava la polvere. Se ne andò…. ma solo nella stanza attigua, dove la sentivano camminare, vestirsi, frugacchiare, parlare ad alta voce colla cameriera.

Nora si tirò in fondo, proprio in un canto, dentro il vano della finestra, e chiamò lì con un invito degli occhi e con un cenno del capo anche il Casalbara: lo fissò colle pupille lucenti, e gli parlò, vicino vicino, a voce sommessa, perchè la Schönfeld, caso mai ascoltasse dietro l'uscio, non potesse sentir niente.

…. Finalmente!… Era lui!… lo rivedeva…. Era lì…. Gli poteva parlare! Oh, quanto aveva sofferto!… Com'era stata cattiva quella gente! Adesso voleva una sola promessa, un giuramento da lui…. Doveva partire quel giorno stesso!… Andar via, molto lontano, senza dir dove…. lo avrebbe detto soltanto a lei! Lo zio era fuori di sè!… Voleva ammazzarlo!

Il Casalbara, guardandola, sorrise intenerito, ma sicuro di sè; e Nora, in un impeto, coll'abbandono naturale in chi ama e ritrova l'amor suo, dopo aver tanto temuto per lui, dopo aver tanto sofferto, gli gettò le braccia attorno al collo, e così, tenendo la testina reclinata sul petto del Casalbara, in un atteggiamento dolcissimo di riposo e di pace, parlando e sorridendo mentre dagli occhi socchiusi scorrevano tacite, scorrevano calde le lacrime; parlando, bisbigliando appena colla voce bassa, sommessa, leggera come un lamento e come una carezza, continuava a pregarlo, a supplicarlo di partire, subito subito, senza dir dove, a nessuno, proprio a nessuno…. soltanto a lei…. a lei sola, a lei sì…. a lei tutto!