—Ti hanno fatta soffrire…. bambina mia cara?

—Sono cattivi…. tanto tanto cattivi….

—Chi lo è stato di più?… quel…. Laner?

—No!—esclamò la fanciulla con un'altra voce, rizzandosi a un tratto e allontanandosi.—Lo zio Matteo!

Il Casalbara si avvicinò lui, di nuovo. Nora, che era subito riuscita a vincere quel sentimento strano, improvviso, istintivo di dispetto, di rivolta, tornava a guardarlo buona, timida, amorosa…. Il Casalbara, con un braccio cingendole la vita, la portò di nuovo nel cantuccio della finestra, dietro le tende, accarezzandole delicatamente la testina bionda, appoggiandola, premendola delicatamente sul proprio petto.

—Cosa ti ha fatto lo zio Matteo?… Ti ha sgridata?

—Mi ha battuta.

—Batterti?… Ha osato batterti?—esclamò il Casalbara, tremante di collera.—Ah! ma per Dio!… questo no! no! Non succederà mai più!… Guai! Ci sono io!… Guai!

—Era come pazzo, voleva strozzarmi. A fatica mi hanno strappata dalle sue mani; mi hanno portata via. Guarda!—E diventando rossa, di fuoco, per la nuova prova d'amore, di tutto il suo amore che gli voleva dare,—il sacrificio più grande e più caro della amante all'amato, il sacrificio, l'oblio del proprio pudore,—sciolse di colpo il nodo della cravatta lilla, slacciò nervosamente, precipitosamente i bottoni del vestito, della camicetta, e sul collo, fin giù sulla spalla, gli mostrò un livido e una piccola graffiatura.

—Povera…. povera bambina mia….—balbettò il Casalbara, e mentre appassionatamente la baciava lì su quel livido, su quella graffiatura, piangeva, piangeva commosso, intenerito.