—Adesso…. un momento!…—Chinata sulla catinella, Nora si lavava diguazzando, spandendo l'acqua tutt'intorno. Si lavava la faccia, le mani…. Forse i baci, le lacrime del Casalbara?
—Ah!… Che delizia!—e respirava forte, ridendo di piacere, mentre si asciugava il collo e il viso morbido e fresco.
—Dunque?… E così?—ripetè Matteo. E diventava sempre più ansioso.
Nora, mentre infilava il corsè, guardò lo zio con un'occhiata espressiva, accennando di sì. Poi si voltò verso lo specchio per ravviarsi i capelli.
Matteo, rassicurato, riprese colla calma l'aria sua dignitosa. Guardò nel corridoio se Evelina stesse a spiare, chiuse l'uscio, si sdraiò nella poltrona più comoda, e colla mano indicò a Nora di sedersi sopra un'altra piccola poltroncina accanto alla finestra.
—Sentiamo.
Nora gli disse in due parole della domanda formale di matrimonio e come lei avesse finito per accettare.
—Ci sono per altro, due condizioni.
—Quali?
—Fin dopo il matrimonio, che si farà a Casalbara, il segreto dev'essere assoluto, generale.