—Non ti ha più scritto? Non ha più cercato di vederti?
—No.
—Bell'asino!—Ma subito Cantasirena tornò a calmarsi, e prese la mano di Evelina, stringendola con effusione.—Tu devi aiutarmi; devi farmi trovare col Laner! Gli scrivi di venire. Gli devi parlare, per cosa che ti preme, anzi che gli deve premere assai. Venga alle dieci: fino a mezzogiorno sei sola.
Evelina continuava a fissare lo zio Matteo attentamente, ma non arrivava a capir bene.
Quell'altro sorrideva, ma non voleva spiegarsi di più, e cambiò discorso.
—Saprai che il Casalbara si è deciso. Mi ha scritto, domandando la mano di Eleonora, e giovedì l'avremo qui a pranzo.
—Il Casalbara? la sposa davvero?… È sicuro?…—ed Evelina si rizzò più gobba, fissò lo zio Matteo cogli occhi più loschi, mentre una vampa rossiccia, biliosa, le accendeva la faccia gialla.
La ragazza era invidiosa; bisognava calmarla.
—Povera Nora!…—sospirò lo zio Matteo.—La sposa…. ma…. a qual prezzo!… Un marito vecchio, gelosissimo. Io poi, non mi stupirei, se Nora, adesso che l'ha spuntata col Casalbara, cominciasse a sentire un po' di bruciore per l'irredento menestrello.
—Capacissima!—ed Evelina diventò ancora più rossa.