Cantasirena notò il livore, l'invidia e una punta ancora più feroce di gelosia.

—Bisognerebbe sapere,—soggiunse poi,—dove quel Laner è andato a ficcarsi.

—È correttore di bozze alla Gazzetta Lombarda.

—Come lo hai saputo?

—Da Taddeo. Quando lo hai mandato a cercare ai Giardini, coi cinquanta franchi, Taddeo lo ha trovato in uno stato da far compassione: non lo ha voluto lasciare; aveva paura a lasciarlo solo! Più tardi hanno incontrato Paolo Jona; allora il signor Laner è rimasto con lui e Taddeo è tornato a casa.

Al nome di Paolo Jona, il direttore della Durlindana, giornale umoristico illustrato, la faccia di Matteo Cantasirena si oscurò. Era l'unico giornale che gli incutesse un serio timore fra quanti lo attaccavano sempre, a sangue.

A Giulio Cesare faceva paura la gente cupa, taciturna: a Matteo Cantasirena faceva paura la gente che sapeva ridere. Alla polemica, all'attacco violento di un giornale serio, rispondeva, o se ne infischiava: la caricatura, a volte profondamente atroce, che faceva rider tutti per una settimana, gli rompeva le scatole.

—Paolo Jona,—borbottò.—Buffoni del giornalismo!… È stato Paolo
Jona a farlo entrare alla Gazzetta Lombarda?

—Sì; ma soltanto tre giorni fa.

—E questo come lo hai saputo?