E Matteo Cantasirena s'inteneriva, mormorando:
—Oh la patria! La patria! Una gran bella cosa la patria!…
Ma un nuovo pensiero lo turbò:
—Basta che il Kloss,—sempre l'Austria!—non ci si metta di mezzo!
Guai perder tempo!
Corse fuori, raccomandò a Nora, traverso all'uscio, perchè si era chiusa in camera, di scrivere subito a Giovanni, e si precipitò in cucina, abbracciando commosso la Gioconda, con effusione paterna, mentre Numa, ancora spaurito per le burrasche di que' giorni, scappava ad appiattarsi nella buca nera sotto i fornelli.
—Anche tu, finalmente, la mia brava Gioconda, avrai il giusto premio del tuo disinteresse!—E dopo averle data quella gran notizia del matrimonio di Nora, cominciò subito a concertare il pranzettino pel giovedì.—Un pranzettino…. proprio coi fiocchi! Un poema! Un vero poema…. paradisiaco!—e gli occhi del direttore s'incontravano in quelli della cuoca, e sfavillavano insieme per la lussuria della gola.
Poi uscì di casa: andò a passeggiare per Milano. Voleva far vedere a quei pezzenti della Costituzionale, che lui era sempre vivo! Vivo più che mai!… Era gongolante, raggiante…. Avrebbe fondato subito un altro giornale "Il Fara-Bon!"
E i tirolesi?… Ma che! Lo zio, più che lo zio, il suocero, più che il suocero, il padre del duca di Casalbara, non aveva paura dei tirolesi! Quando ne incontrava qualcuno, era lui il primo a fermarsi sorridente.—Carissimo!—e profondeva le strette di mano.
L'altro, sebbene titubante, stava per battere la solita solfa, ma
Cantasirena gli chiudeva la bocca.
—Non amareggiate il mio primo istante di benessere, di felicità!…—E, raccomandando il segreto, perchè prima, per un doveroso riguardo, la gran notizia doveva essere partecipata a Roma, annunziava il matrimonio della sua cara Eleonora.