E cercava nelle tasche la lettera della domanda ufficiale….

Il prefetto lo accolse freddamente, con un cenno del capo, senza dargli la mano, che teneva fra i bottoni del soprabito, e continuò a star attento al dramma: si rappresentava il Nerone.

Cantasirena si avanzò in punta di piedi, per non disturbarlo…. gli si sedette accanto…. Il prefetto rimase impassibile. Solo dopo qualche tempo, coll'accento marcato, meridionale, osservò che la ragazza che faceva da Egloge era abbastanza bravina.

Cantasirena guardò anche lui col cannocchiale.

—Sì, bravina,—rispose,—specialmente le gambe.

L'altro non sorrise; continuò a stare attento.

Recitavano male.

—Ah, povero Nerone!—esclamò di nuovo Cantasirena;—assassinato dai comici dopo esserlo stato dai pretoriani!… I pretoriani, sempre infidi, allora come adesso!

Questa volta anche il prefetto sorrise e assentì col capo.

—Senza contare che adesso abbiamo i pretoriani…. rompiscatole, come quel Bonforti! Quel Ghirlanda!