—Sono cinque sere che recito al Manzoni e lei ancora non si è lasciato vedere! Non è il modo di trattare cogli amici. No!… Mi lasci parlare perchè io—basta…. io…. sarò un cane….—e Nerone rideva lui per il primo della enormità che diceva—ma qui, qui—e si batteva sul cuore—ce n'è! ce n'è!—E mi deve fare un favore grande: mi deve sentire in questa scenettina che faccio adesso con Atte….

—Se proprio…. è per farvi piacere….

Matteo Cantasirena sbadigliò. Si avviò lentamente, più faticosamente lungo il corridoio; entrò in un palchetto che l'amministratore stesso della compagnia era corso innanzi a fargli aprire. Si ammirò nello specchio; si fece portare un cannocchiale, cercò, guardò Egloge fra le quinte…. si sdraiò al parapetto, sorrise a Nerone che appena entrato in iscena lo aveva cercato coll'occhio…. poi chinò sul petto il grosso testone e, taffete, si addormentò.

XII.

Pietro Laner era infelicissimo. Sconvolto, straziato dal dolore, dall'amore, dalla collera, aveva impeti di passione e di gelosia terribili;… eppure sperava, sperava sempre. Ed era quel barlume di speranza che lo teneva ancora a Milano…. forse era soltanto quell'ultima illusione del cuore che gl'impediva di diventar pazzo, pazzo davvero, e di commettere un delitto contro sè stesso o contro quella svergognata, infame, che si vendeva a un vecchio!

Ma la svergognata, l'infame era Nora; Nora che gli aveva promesso, giurato tutto l'amore colla sua bella voce armoniosa, cogli occhi appassionati e teneri:

"….Ti amo! ti amo! ti amerò eternamente!…"

Era credibile che Nora potesse tutto dimenticare? Dimenticare col cuore, coll'anima…. dimenticare coi sensi?

No, non era credibile; era impossibile. Era uno stordimento dell'orgoglio, della vanità, dell'ambizione, dei danari!… Era quell'essere ignobile del direttore che l'aveva abbindolata, raggirata; era un'illusa o una sedotta, ma pure era Nora, la sua Nora, e non avrebbe potuto dimenticare….

"….Ti amo! ti amo! ti amerò eternamente!"