Che notte eterna, affannata, angosciata!… Sempre dinanzi la Nora e il
Casalbara,—come una volta, nelle notti dell'adolescenza, sempre la
Doralice e il croato. Ma adesso, per di più, che strazio, che furore di
gelosia, che delirio!…

Voleva alzarsi tardi perchè giungessero più presto le dieci; ma poi, appena l'alba, saltò giù dal letto, uscì: aveva bisogno di camminare.

Nora, sarebbe venuta lei ad aprire?… O egli l'avrebbe trovata lì, nella saletta, con Evelina?… Sarebbe rimasta in camera sua ad aspettarlo?…—Ma che importava dove, quando?…—C'era! Ci sarebbe stata! L'avrebbe riveduta!…—E l'immagine di Nora riempiva tutta quella contrada dalla quale non era più passato, altro che di notte; tutta quella casa, che non aveva più riveduta, altro che di notte, quando stava lì, per ore e ore, pauroso di essere scoperto, come un ladro in agguato; stava lì per ore e ore, a girare, a guardare, a spiare…. e ad almanaccare, a fantasticare, a sospettare le cose più strane, più terribili.

Sperava di veder Nora alla finestra; o che le finestre fossero socchiuse, come quando la ragazza era in collera e lo aspettava nascosta dietro le persiane, per vederlo senza lasciarsi scorgere. Invece la finestra era spalancata, il piccolo tappetino del letto buttato sul davanzale….

La Gioconda faceva la camera?… Nora era uscita?

Il Laner si fermò di colpo: non aveva più una goccia di sangue.

—Oh, il signor Pietro!—esclamò la Gioconda, che spazzava l'anticamera. Era quello il giorno del gran pranzo al duca di Casalbara, e tutta la casa, per ordine del direttore, doveva essere in ordine e lucente come uno specchio.

—Il signor Pietro!…—E la Gioconda continuava a fissarlo, col faccione attonito.—Ma sa che lei è diventato brutto?… Brutto da far spavento?

—C'è la signora Evelina?…—balbettò l'altro, che non riusciva a vincersi.

—È di là!… In saletta! E non c'è che lei in casa. La signorina Nora è fuori; il signor direttore è fuori!