—Sì,—rispose la ragazza più col capo che colla voce, lentamente. Poi soggiunse:—Quella lì, non ha mai saputo cosa voglia dire amare…. essere amati!… Oh, non aver cuore…. è una gran fortuna!
Pietro Laner si buttò sopra una seggiola, nascose il capo fra le braccia incrociate sulla tavola, e scoppiò in lacrime.
Evelina si alzò, gli andò vicino, per confortarlo, per consolarlo, accarezzandogli i capelli colle dita leggere, col fiato caldo.
—No! No! signor Pietro!… Non pianga così!… Mi fa troppo male!… Pensi…. lei non è mai stato apprezzato! Non è mai stato capito!… È un grande dolore, sì, è vero; ma se invece fosse poi stato infelice tutta la vita?… Lei è giovane; potrà ancora dimenticare, amare ancora; essere tanto tanto amato, lei così buono, colla sua nobile intelligenza; lei che merita tutto: amore, adorazione, tutto, tutto! Signor Pietro, la supplico, non faccia così!… Mi guardi!… Abbia un po' di compassione anche per me!
Evelina gli alzava il viso con le due mani, perchè la vedesse in faccia, perchè vedesse anche le sue lacrime, poi ricominciava sempre più vicina, sempre più a ridosso:
—E io allora, signor Pietro?… Io che non ho una speranza al mondo? Io che non ho nessuno, che non avrò mai un'anima che mi voglia bene? Nora mi odia, lo zio Matteo mi tiene qui soltanto perchè gli sono utile…. Che cosa sarà di me?…—E la ragazza pure singhiozzava mormorando:—Morire…. morire…. finirla…. morire!
Pietro si asciugò gli occhi, fece forza per vincersi, per non dar troppa pena alla buona Evelina.
—No…. no. Lei troverà sempre chi le vorrà bene…. perchè lei ha molto cuore!
Si guardarono, s'impietosirono l'uno per l'altra e sospirarono insieme. Poi il Laner, con una matita, distrattamente, cominciò a disegnare figure e geroglifici sur un vecchio libro.
Evelina, in piedi, accanto a lui, gli aveva preso l'altra mano e gliela stringeva, con affetto, per confortarlo.