Dopo un istante si guardarono di nuovo: la stretta di mano fu assai più forte, più lunga, e seguitarono a sospirare e a tacere.
Nel salotto non si udiva che il russare di Numa sul canapé, e dalla cucina il rumor sordo dei colpi della Gioconda che batteva le costolette.
—Che cosa sarà di me?—tornò a gemere la fanciulla sospirando.—Cosa farò?… Dove andrò?
—Perchè?—domandò l'altro, tornando a sentir più vivo il suo dolore e soltanto tutto il suo dolore, dopo quel primo abbattimento, dopo quello sfogo di lacrime.
Lì, sulla tavola da pranzo, dove andava sempre a finire tutta la roba, c'era un ritratto di Nora: una prova, mandata dal fotografo.
—Perchè?—ripetè il giovane fissando il ritratto.
—Perchè…. io…. resterò sola,—rispose Evelina,—quando Nora si mariterà…. Resterò sola…. e sarà presto.
—Allora, lei, perchè m'ha scritto? Perchè m'ha fatto venir qui?—proruppe il Laner brutalmente.
Evelina lo fissò smarrita, poi balbettò, chinando il capo:
—Se ho fatto male, mi perdoni!… Che cosa le ho scritto? Non so: non ricordo più. Avevo bisogno di aiuto, di conforto…. Credevo, speravo…. che anche lei desiderasse il conforto di una parola amica….