Entrato nello studio, Cantasirena andò a sedersi alla scrivania, cercò un foglio e lo distese sulla cartella, domandando al Laner che gli stava dinanzi immobile, muto:
—Quanti ne abbiamo oggi del mese?
—Non so,—rispose l'altro colla voce alterata.
Il direttore cercò la data sopra un giornale, poi cominciò a scrivere, e continuò a scrivere sereno, sorridente.
Pietro Laner era sempre in piedi, dinanzi alla scrivania. Dacchè era entrato nello studio col direttore, gli era cominciato un ronzio nelle orecchie, insieme a un rumor sordo, cupo, che diventava sempre più forte. Colla mano si premeva la fronte, si premeva gli occhi: vedeva guizzi, scintille di fuoco.
—A voi!—gli disse il direttore quando ebbe finito di scrivere, piegando il foglio, mettendolo in una busta.—Dal momento che invece di fare una quistione di cuore, voi non fate che una quistione misera d'interesse, tutto resta definito in piena regola.
Matteo Cantasirena dichiarava in quella lettera di avere ricevuto da Pietro Laner di Crodarossa lire ventimila, e si obbligava di restituirle entro un mese, cogli interessi al sei per cento.
—A voi.
E il direttore gli porse il foglio; l'altro non si mosse.
—Se invece del sei per cento, volete il sette, siamo ai vostri ordini.