—Lo zio Matteo ha sentito la carrozza: guai, farlo aspettare a pranzo!
E allegra, saltellante, prendendo il duca a braccetto, lo condusse nel salottino.
—Eccolo! Eccolo, zio Matteo!
Il Cantasirena, sorrise paternamente, ma assai dignitosamente al "caro
Giovanni", e mentre gli stringeva la mano, baciò Nora sulla fronte con
una cert'aria che pareva dicesse: vi abbraccio idealmente tutti e due.
Poi sospirò.
—Questo bel fiore,—e con due dita sotto il mento di Nora, le alzò il visino,—vi compenserà, caro Giovanni, se la mia casa è troppo modesta.
Il Casalbara ringraziò cortesemente, inchinandosi.
—Avrei voluto presentarvi anche l'altra mia cara figliuola, Evelina, la buona Evelina. Ma è fuori di Milano, presso una sua amica ammalata.
Il duca rispose con un complimento; Nora, invece, si oscurò in viso.
Evelina era rimasta presso il Laner per assisterlo, per vegliarlo. Ma il direttore aveva proibito a tutti di far parola con Nora di quanto era successo, fino al giorno dopo. Conosceva e temeva l'umorino bizzarro della ragazza. Avrebbe potuto seccare, far perder tempo, mentre tutti erano occupatissimi per il gran pranzo. E lo zio Matteo aveva detto a Nora che "quel trentino" dopo aver fatto un casa del diavolo, se n'era andato colla sua brava ricevuta! In quanto a Evelina, si sa, non voleva mostrarsi perchè crepava dall'invidia.
Nora aveva creduto tutto…. anche lei, per non guastar la festa. Pure non poteva reprimere il sospetto; e certe volte, col sospetto, un impeto di collera.