Nora sentiva intorno a sè quel calore di ammirazione e di desideri: lo sentiva e lo godeva nel cuore e nel sangue.

Camminava sempre diritta, sempre composta, senza mai voltarsi, ma il suo passo si faceva più ardito e la sua bellezza più rigogliosa….

Evelina rimase alla finestra finchè potè seguirla coll'occhio; poi richiuse i vetri, e quietamente tornò a sedersi al solito posto.

—Che cosa spera quella matta?…

Ricominciò a scrivere, ma continuando a pensare a Nora e ai due che le tenevano dietro.

—Che cosa spera quella matta?…

A un tratto si riscosse, trasalì alzando il capo, e rimase assorta, colla penna fra le dita lunghe, d'un leggero colorino d'ambra.

Numa, ch'era saltato di nuovo sulla tavola, accoccolatosi sopra un librone sgangherato, faceva, leccandosi con grazia, la toeletta delle zampe.

Evelina gli teneva gli occhi fissi addosso, ma non lo vedeva. Vedeva invece il giovanotto lungo e magro, quello che portava gli occhiali colle suste: Pietro Laner.

—Pietro Laner!… Scoperto il tradimento di Nora, che cosa avrebbe fatto?… Che colpo!… Sarebbe diventato pazzo di dolore, di collera…. Oh, ma non ci sono io?—pensava Evelina.—Col tempo, piangendo con lui, disperandosi con lui, non sarebbe riuscita a calmarlo, a confortarlo?…—E s'abbandonò riversa sulla poltrona, chiudendo gli occhi, sorridendo….