—Voi, a Casalbara,—gli domandò d'un tratto il Cantasirena,—cosa ne pensate del Bonforti e del Ghirlanda?

—Io?… Non ci penso affatto!

La risposta ottenne una risatina allegra della ragazza. Sorrise anche il direttore, ma scrollando il capo melanconicamente.

—Vi piace questo Chateau-Laros, caro Giovanni? È del settanta. Epoca memorabile!… Il settanta!… Anche allora la politica a coeur léger, ricordatelo, è stata quella che ha perduto l'Impero! Mah!… E qui, da noi?… Non vedo uscita!… Di questo passo, andiamo incontro allegramente al nostro Sedan…. Alla bancarotta del senso morale! Che cosa rappresentano il Bonforti e il Ghirlanda alla Camera?… Lo scandalo: nient'altro. Lo scandalo eretto a sistema, lo scandalo che getta il discredito sul governo, sul parlamento, sul paese, e che scalza, pensateci, caro Giovanni, che scalza….—Cantasirena col petto di una pernice à la belle vue, tenuto in alto, infilato sulla forchetta, abbassò il capo, abbassò la voce—….che scalza le istituzioni!—Ciò detto sospirò, soffiò, si pose in bocca religiosamente il petto di pernice e lo mangiò, masticando adagio, socchiudendo le palpebre, col godimento delicato, squisito di un conoscitore coscienzioso.

Invece il duca, a quelle parole, si era sentito urtato, turbato nella dolce tranquillità del suo benessere.

Era il giornalista, che saltava fuori a un tratto nello zio Matteo; e il duca diventava inquieto; diffidente, temeva di esser seccato, tirato in ballo in mezzo ai pettegolezzi della politica.

—Scusatemi, caro voi,—rispose con un tremito nella vocetta fessa, che indicava la stizza,—io non mi occupo di quello che succede e a Primarole, a Castellanzo!… La mia parte l'ho fatta quando la politica era…. un sentimento!… A Casalbara non vedo nessuno, voglio vivere in pace!

Ma a questo punto egli sentì il piedino di Nora che premeva il suo forte forte…. Nora lo guardava amorosissima, e gli diceva cogli occhi e col sorriso della bocca umida e rossa "Sì…. Sì…. Sì…. a Casalbara vivremo in pace, noi due soli, sempre soli…."

Tutte le inquietudini svanirono alle promesse di quel sorriso inebriante.

Sposava il suo angelo, la sua regina, non sposava lo zio barbone! E cogli zigomi accesi dal Chateau-Laros, i baffi irti, che per il troppo caldo perdevano l'arricciatura, e la testa in fiamme, il duca accennava di sì alla sua volta: "Sì…. sì…. sì…." fissando Nora, divorandola con un ardimento insolito negli occhietti lustri, luccicanti fra le rughettine fonde.