Furono i primi a entrare nel salotto: Nora, appena l'uscio si richiuse, stampò un grosso bacio, in fretta, sulla guancia del Casalbara, poi tutta rossa, scappò a mettere lo zucchero nelle tazzine del caffè.

Il duca, tremante, balbettante, le corse dietro: "Stella!… Stella!… Regina!" ma sentendo i passoni gravi dello zio Matteo, si avvicinò subito al pianoforte, esclamando, colla voce stonata per l'orgasmo, per l'eccitazione: "Oh, l'Ideale! Ca…. aro ideal!… Proviamo un pochetto d'ideale!"

—Dopo il caffè, figliuoli miei! Dopo il caffè!

Bevendo il caffè e sorseggiando il cognac, Matteo diventò espansivo. Rosso, lucente, sventolandosi la faccia, e il collo grosso, di toro, col fazzoletto bianco, dimenticò la guerra atroce, le ingiustizie, l'ingratitudine della gente del suo partito.

—Le sue figliuole!… La famiglia!… Quanto tesoro di affetti, di conforto!… E quanta fortezza d'animo nelle più fiere batoste!… Erano una razza gagliarda i Cantasirena!… Tutto per la patria! Da secoli!… Da padre in figlio! Per ciò gli splendori, le ricchezze erano state sacrificate, ma gli era rimasto inesauribile il patrimonio del cuore!—E negli occhi di Cantasirena scintillavano le lacrime; il suo intenerimento era sincero.—Le figliuole! Ecco la nuova e cara ricchezza! Così…. soavi! Evelina, buonissima anche Evelina, ma il suo amore, la sua debolezza, lo confessava…. eccola lì!…. Era "Eleoonòra!"

Poi domandò al Casalbara come trovava il caffè.

—Buono, non è vero? Eccellente? Il caffè della Gioconda è famoso!—E toccò alla Gioconda la sua parte di elogi.

—Fedele a tutta prova! Di una nettezza, di una pulizia straordinaria! E…. artista. Ha la passione, il genio della sua arte. E anche lei, piena, esuberante di cuore!

Numa più grosso, più gonfio, più obeso, guardava assonnito il sofà, ma non si arrischiava di fare il salto per via del tappeto nuovo. Cantasirena lo acciuffò di colpo, pel collo, presentandolo al Casalbara.

—E questo è Numa! Il nostro Numa!… Guardatelo bene, caro
Giovanni: costui non è una bestia: è un pensatore!