Anche il Casalbara, rimasto colpito dalle medaglie, dalla gamba di legno, gli stese la mano.

Mentre se ne andava, mentre il "tuc-tuc" risonava allontanandosi nel corridoio, Matteo prese il duca a braccetto, e gli disse piano, con una lacrima che gli gocciolava perdendosi nel barbone. "Mi ha salvato la vita, al Volturno!" E allora confidò pure, al caro Giovanni, qual'era la più grande consolazione di tutta la sua vita: "Essere amato…. Sì! Questo sì! Era adorato nella sua famiglia!"

Anche il Casalbara si sentiva leggermente intenerito, Un'intima dolcezza, il benessere, il blando calore, lo invitavano alle confidenze, alle espansioni, e già cominciava anche il duca a parlare della sua famiglia, de' suoi ricordi…. quando, a un tratto, gli corse l'occhio sopra una macchia di vino, caduta proprio in mezzo allo sparato bianco dello zio Matteo. Quella macchia gli fermò le parole in bocca e arrestò il corso di tutta la sua commozione.

—Vedete?—Cantasirena gli voleva mostrare adesso le rarità del salottino.—Vedete? questa è una zagaglia sudanese; un dono del mio amico, il compianto Romolo Gessi…. Questo è uno scudo abissino; questa la mia carabina del '59!

Poi gli fece vedere i ritratti:

—La Patti!—e lesse la dedica:—"All'illustre amico Matteo Cantasirena, Adelina Patti riconoscente."—E socchiuse gli occhi, sorrise, sospirò, come dinanzi alla pernice à la belle vue. Pareva che avesse mangiato un pezzettino anche della Patti.—Sarah Bernhardt: "A mon ami Cantasirena."—Lo zio Matteo battè sulla spalla al "caro Giovanni."—Un po' faisandée… ma….—E tornò a sorridere, a socchiudere gli occhi, a soffiare.

—E questo è l'unico ritratto che si conservi di Rosolino Pilo.

Nora seguiva pure quella specie di via crucis, sorrideva ancora al Casalbara, ma la sua vivacità era sparita. Si sentiva oppressa, le fiamme alla faccia, alla testa. Avrebbe avuto bisogno di respirare, di uscire all'aria, di camminare, di arrabbiarsi con qualcuno. D'un tratto l'aveva presa il suo cattivo umore, con un orgasmo, un'irritazione, una noia nervosa.

E lo zio Matteo continuava a girare, tenendosi il "caro Giovanni" stretto sotto il braccio.

—Adesso ti farò vedere—passava dal voi al tu colla distrazione affettuosa di un vecchio verso un giovanotto—adesso ti farò vedere il ritratto di un…. magnanimo. Uno dei più gentili e forti patriotti d'Italia, il capitano Fara-Bon!—e lo fermò dinanzi a una vecchia fotografia stinta, sbiadita: un signore con una gran barba, e in testa un berrettone di pelo.