E Nora?…
Nora, colle guance accese e l'occhio fisso, a che cosa pensava?
Essa guardava quell'uomo che le stava vicino, assonnito, col respiro greve, l'occhio imbambolato…. il sigaro spento fra le labbra….
—…. E tutti i giorni, tutte le sere sarebbe stato così? Sempre con quell'uomo?… di quell'uomo?
Provava un senso di ripugnanza, di ribrezzo…. eppure non poteva fare a meno di guardarlo, era costretta a guardarlo!
Pietro Laner era quasi bello in suo confronto. Com'era diverso nell'amore, nell'ardore!… E com'erano diversi i baci della sua bocca fresca e sana!—E Nora aveva bisogno di stordirsi, di eccitarsi, pensando al lusso, allo sfarzo, alla ricchezza, ai divertimenti.
—No! No! Mai così!… Subito, dopo pranzo, a teatro, poi alle feste, ai balli!… Mai così!
Cantasirena continuava a parlare, a parlare, a parlare, contento di sè, innamorato di tutti, soddisfatto di tutto. Egli non si era accorto della piccola ruga che appariva sulla fronte nitida, fulgente di Nora, e che diventava profonda, sinistra;… non si era accorto nemmeno della macchia rossa di vino che aveva in mezzo allo sparato, sulla camicia bianca; quella macchia rossa che il Casalbara, nel suo torpore sonnolento, vedeva farsi sempre più grande, fastidiosa, opprimente, e che, adesso, gli ricordava i giornali, i debiti, le gesta dello zio Matteo, che gli faceva sentire, persino in quel benessere, nella quiete raccolta del salotto, così vicino a Nora, così riscaldato, così inebriato da Nora, la sghignazzata plebea, cinica, brutale del Kloss!
XIV.
Pietro Laner era stato colpito da congestione cerebrale, e per i primi giorni, specialmente, il suo stato fu gravissimo. Evelina non abbandonava quasi mai la camera del malato: silenziosa, premurosa, infaticabile, era la maraviglia della padrona di casa e del dottor Foresti, un medico giovanissimo, al quale non pareva vero di aver per le mani un malato giornalista. E che giornalista!…