La padrona si faceva vedere raramente: appena alzata, all'alba, per dare il cambio all'Evelina, che aveva dormito sul canapè, e che usciva soltanto allora per lavarsi, per respirare un po' d'aria alla finestra.

Il dottore, che non aveva molte visite, veniva subito la mattina, veniva ancora di giorno, tornava la sera, e faceva sempre le stesse interrogazioni all'Evelina, brevemente, colla voce grave, sommessa, senza mai rispondere alle domande che la ragazza gli faceva a sua volta, pur sommessamente, ma con grande ansietà.

—E così?… Lo trova meglio, signor dottore?… È sicuro adesso che guarirà?

Il dottore, aiutato da Evelina, alzava il Laner a sedere sul letto, lo visitava lungamente, minutamente, poi, sempre coll'aiuto della ragazza, che nel frattempo aveva voltato e ribattuto il cuscino, lo riadagiava lentamente, e lentamente gli riponeva sul capo la vescica del ghiaccio, floscia e tremolante.

—E oggi?… lo ha trovato meglio?

Il dottore continuava a guardar l'ammalato, a fissarlo, a studiarlo, sempre coll'occhio fermo, le ciglia aggrottate, la faccia immobile.

Pietro, dopo alcuni giorni di pericolo, poi di sosta, cominciava davvero a migliorare. Aveva passato tutto quel tempo in un assopimento affannoso, pesante, turbato dai sogni più strani, dalle visioni più fantastiche, spaventose…. Quando si svegliò la prima volta, era ancora quasi notte: si svegliò con un senso di affanno, di sgomento. Dov'era…. Dov'era?… Dove lo avevano sepolto? Che disgrazia gli era capitata?… Era caduto?… Era stato ferito?…—Credette ancora di sognare.—Dio! Dio!… Un altro sogno angoscioso, spaventoso!…—Fece uno sforzo per destarsi, e sentì il bruciore acuto dei vescicanti. Dio! Dio!… Era desto! Ricominciava a vivere un'altra volta!… Ma dov'era?… Dov'era?…—Si sforzò per muovere il capo, per vedere: sentì uno spossamento profondo.

La cameretta, ancora colle finestre chiuse, era appena rischiarata da un chiaror rossastro, basso, lontano…. era il lumino da notte per terra, in un angolo. Da prima non riconobbe la sua camera. Tutto era in disordine; avevano cambiato di posto il cumò, il sofà, il tavolo. Il letto non era più vicino alla parete, ma in mezzo alla stanza…. dappertutto roba ammucchiata, vestiti, coperte…. Sul cumò, sul tavolo, un'infinità di boccettine, vasetti, scatolette….—Dio! Dio! Era all'ospedale?…—Spalancò le palpebre umide, pesanti. Vicino al sofà si moveva una figura confusa, strana…. una donna…. Si allacciava la sottana…. guardava l'orologio…. versava del liquido in un cucchiaio….

Pietro, colle palpebre socchiuse, rimase immobile, ma attentissimo. La donna, a piedi scalzi, lentamente, si avvicinò come un fantasma, nel silenzio cupo, fra gli sprazzi e le ombre sinistre del lumicino crepitante…. Si fermò accanto al letto…. si chinò, lo guardò…. cogli occhi loschi, lividi…. gli avvicinò il cucchiaio alla bocca…. Pietro, istintivamente aprì le labbra, ingoiò la bevanda. L'altra, l'affannosa apparizione, rimase immobile a guardarlo, a fissarlo acutamente, poi avvicinò la faccia ancora di più…. Una faccia smunta, emaciata, sudicia per la veglia e pel sudore, colle ciocche dei capelli corti, irti, abbaruffati sulla fronte….

Pietro, oppresso, impaurito, chiuse del tutto gli occhi, ma subito li riaperse, attratto dal suo stesso sgomento…. e allora, sotto l'abito di quella donna che si era aperto alquanto, vide il candore delicato di un piccolo seno di fanciulla…, improvviso, strano contrasto colla bruttezza della faccia orrenda, del corpiciattolo esile, gobbo…. Era gobba!… Dio! Dio! Era Evelina!…