Il malato, lentamente, tirò fuori la mano scarna, di cera, l'alzò tremante…. ma subito la lasciò cadere sulla rimboccatura delle lenzuola.

—Buon segno, se ha fame! E si consoli che l'ha scampata bella e ha fatto presto!—Poi la padrona avvicinandosi al tavolino per deporre la tazza, soggiunse, sicura di fargli piacere:—Vado a chiamare la signora Evelina.

—No! No!—rispose Pietro colla voce fioca.

—È sempre lei che le dà il brodo e le medicine. Se non la chiamassi potrebbe aversene a male.

—No! No!—ripetè il Laner agitando il capo sul guanciale, e fece per tirarsi su a sedere, ma lo assalì vivissimo il bruciore dei vescicanti in tutto il corpo rotto, e mormorò ricadendo disteso:—Non posso…. Non posso….

—Vuol far troppo il bravo, lei!…—E la padrona mentre gli faceva sorbire il brodo, tenendogli un po' la testa sollevata, e soffiando sul cucchiaio pieno, si sfogò in grandi elogi pel dottor Foresti, per la forza, il coraggio della signora Evelina e specialmente sul cavalier Cantasirena, un cavaliere vero, pieno di talento, pieno di cuore, di nobiltà e compitissimo sempre, colle signore!…

—Quanto tempo…. sarà?—domandò Pietro, riadagiando sul guanciale la testa intronata, col viso più acceso, tutto in sudore.

—Quasi due settimane!—e la padrona gli contò come avesse avuto il primo attacco e le varie fasi della malattia e ricominciò cogli elogi alla signora Evelina, che non aveva mai abbandonato il suo letto, sempre lì, giorno e notte!

—Non so nemmeno come abbia potuto resistere!… Ringrazi la
Provvidenza, signor Laner!… Le ha dato una sorella nella signora
Evelina: una vera sorella!

La parola "sorella" fece bene al Laner: mise come un po' d'ordine in quella sua confusione, in quel suo turbamento di ogni idea, di ogni ricordo: lo tranquillò, lo consolò.