—Sì!… Sì!… la signorina è buona!… tanto buona! Una sorella!… una vera sorella! Non potrò mai ringraziarla abbastanza….—e si commosse, s'intenerì profondamente: sentì attorno agli occhi e sulle guance riarse, scorrere calde le lacrime.

E non si commosse soltanto per Evelina, ma pur anche vedendo la padrona, che si moveva adagio per la stanza, in punta di piedi, facendo qua e là un po' di pulizia. Oh, come aveva bisogno di riattaccarsi a tutte quelle persone che lo circondavano, come aveva bisogno che quelle cure, quell'affetto non gli mancassero mai!

—Signora….

—Comandi!—esclamò la padrona voltandosi di botto, collo strofinaccio in una mano e nell'altra la lucernetta che stava spolverando.—Comandi?

—Anche lei è stata…. tanto buona con me!—e aggiunse subito col timore che avesse a scemare quel premuroso interessamento della padrona:—Scriverò alla Gazzetta Lombarda…. per avere del denaro.

—Ma neanche per idea!—esclamò la padrona quasi offendendosi.—Il cavaliere Cantasirena ha già dato quanto basta: vedrà la nota. Lei non pensi che a guarire; è questo che preme!

Pietro continuò a guardar la padrona: sentiva che quella donna doveva aver molto cuore, anche per la delicatezza con la quale metteva in fila i boccettini e le scatolette sul cumò e spolverava il tavolo.

Dalla finestra socchiusa entrava colla luce più chiara, più viva, il rumore confuso delle carrozze, della gente, delle campane lontane.

—Che giorno è oggi, signora padrona?

—Oggi?… Venerdì.