—Venerdì?…—La tenera letizia del Laner scomparve d'un tratto; egli ricadde in uno scoramento, in uno sgomento pauroso:

Venerdì! Ricominciava a vivere di venerdì!… E Nora?… Nora?… E le ventimila lire?… E le zie?… Se le zie, senza lettere, inquiete, spaventate, correvano a Milano, e lo trovavano ridotto a quel punto…. e senza più un soldo?

"Dio! Dio! Dio!" e Pietro alzò gli occhi all'immagine della Madonna, che aveva accanto al letto, e le si raccomandò con tutta l'angoscia, con tutto il fervore dell'anima.

—Signora….

—Comandi?

—Non sono venute lettere da casa mia?

—Tutto quanto è arrivato per lei, è stato consegnato alla signora
Evelina. Eccola!—esclamò la padrona con gioia.—Allegri, signorina!…
Il nostro ammalato non si accontenta più del brodo! Non è vero, signor
Laner?

Evelina entrò in camera, bene assettata, ben pettinata, il fazzolettino azzurro sulle spalle e la testolina dolcemente inclinata da una parte. Si avvicinò al letto premurosa, ma senza fare il minimo rumore, e subito, delicatamente, accomodò i cuscini sotto la testa del malato, rimboccò le lenzuola, stirò con garbo la coperta.

—Si sente benino? Lo so. Me lo aveva detto il dottore. Ha dormito tranquillamente, come un bambino, tutta notte. Ma la prego, tanto tanto, ancora non deve parlare; non deve stancarsi.

La voce, gli sguardi della fanciulla avevano una seduzione dolce, soave, ma senza timidezza, senza turbamenti. Era proprio la tenerezza sicura, onesta di una sorella.