—Grazie….—mormorò Pietro con voce rotta: e fece per darle la mano. Evelina gliela prese, ma stringendola appena, la ripose con affettuosa sollecitudine sotto le coperte, che gli assettò di nuovo, gli serrò bene attorno al collo e sotto le spalle.

La padrona, nel frattempo, se n'era andata collo strofinaccio sotto il braccio e portando con una mano la tazzetta vuota del brodo, coll'altra il lumicino da notte ancora acceso.

Il Laner fissò Evelina con un'intensità che rivelava tutti i suoi timori.

—E le zie?—domandò con un tremito.

—Hanno scritto quasi ogni giorno; anche ieri sera—rispose Evelina cercando la lettera nella saccoccia del vestito.—Cioè…. chi ha scritto è don Giuseppe. La signora Angelica e la signora Rosa aggiungono sempre i loro saluti.

E appoggiandosi alla sponda del letto, sempre sorridendo, spiegò subito le cose. Essa, consigliata anche dal dottor Foresti, aveva scritto a Crodarossa alle signore Laner avvertendole che il signor Pietro era indisposto, ma che il dottore assicurava che non c'era da prendersi nessuna pena: il male, un male alla testa, una febbre reumatica, era cosa seccante, che richiedeva cure e riguardi, ma affatto passeggera, affatto senza pericoli. Aveva aggiunto che il signor Pietro era assistito come fosse in famiglia, e che del resto lei stessa avrebbe mandato tutti i giorni le notizie; e in prova di quella corrispondenza, Evelina mostrò le lettere delle zie, colle raccomandazioni e i ringraziamenti di don Giuseppe e sotto ad ogni lettera la calligrafia grossa, stentata delle due vecchiette: "La zia Angelica ti manda i suoi saluti e le sue benedizioni.—La zia Rosa invia pure benedizioni e saluti…."

Dopo aver letto ad alta voce tutti quei bigliettini, la ragazza li ripiegò con cura e li mise nel cassetto della piccola scrivania. Pietro la guardava e piangeva silenziosamente.

—No! No!… Non deve commuoversi così!… Le fa male!…—e gli asciugò gli occhi col suo fazzoletto.

—Non so cos'è…. I nervi…. è una convulsione….—balbettò il Laner vergognoso della propria debolezza.

Aveva un'altra domanda che gli pesava sul cuore…. ma non osava, e intanto ne faceva molte altre che si avvicinavano a quella.