—E…. il direttore?…

—So che sta bene. L'altro giorno mi ha scritto. Per le ventimila lire è tutto a posto e lei ci può contare quando vuole. Sono alla cassa di risparmio, sopra un libretto col suo nome.

—Dio! Dio! Fosse vero!…—balbettò il malato,—più per le zie, sa, che per me!

Era proprio vero: Nora aveva confidato al Casalbara delle ventimila lire prestate dal Laner, e il duca, dopo parecchi giorni, era riuscito a procurarle, e d'accordo con Nora, erano state messe sopra un libretto nominale, intestato al Laner. Ma di tutto ciò, Pietro non ne seppe niente, mai, nemmeno da Evelina. Era il giornale le Risorse Italiche, gli affari della Navigazione che avevano rimesso in fondi lo zio Matteo!

—E….

Il nome di Nora che gli riempiva tutta l'anima, tutto il sangue, gli era corso alle labbra, ma lo ricacciò indietro arrossendo.

—E lei, non ha avuto dispiaceri per cagion mia?… Per essere rimasta qui…. a curarmi…. a salvarmi?

—A me che importa?… Dicano, facciano quello che vogliono!… Io sono padrona delle mie azioni; non devo renderne conto a nessuno. Il mondo….—ed Evelina s'interruppe con un sospiro profondo,—oh, il mondo non si occupa di me! Chi si occupa di me?… Sono troppo brutta.—Ma a questo punto la tristezza, l'amarezza sembrò vinta dalla bontà del cuore.—E c'è il suo bene anche ad essere brutta!—ripigliò con un sorriso.—Almeno sono libera, e se sono stata qui, con lei, nessuno ci ha trovato a ridire, nè la padrona, nè il dottore!… Soltanto chi mi odia…. approfitta di tutte le occasioni, anche di questa, per farmi del male.

Non c'era più bisogno di profferire il nome di Nora e però il poveretto ebbe più coraggio di domandare di lei.

—E…. è già successo?—Anche la parola matrimonio non gli voleva uscire dalla gola.