—No. Non ancora.
—E…. è sempre…. sicuro? È fissato?
—Sì, alla fine del mese.
Evelina vide l'occhio del Laner girare per la stanza. Capì che cercava qualche indizio, una data, per sapere quanto mancasse ancora a quel giorno.
—Fra tre settimane,—soggiunse pianino, con un filo di voce, ma con un'intonazione ben chiara, penetrante.
Pietro rimase immobile, ma la sua faccia affondata nel guanciale diventò più bianca, più contratta: gli occhi ebbero un tremolìo lucente…. poi si voltò di colpo e scoppiò in singhiozzi.
—Ah! Signor Iddio! Signor Iddio!… Signor Pietro, si faccia forte,—gemeva a sua volta Evelina, anch'essa colla voce rotta dal pianto, e cercava di farlo voltare, come prima, di calmarlo, di tenerlo quieto, ben coperto sotto le lenzuola.—Non faccia così!… Pensi che ancora non è guarito!… Pensi alle zie che lo vogliono tanto bene! Lo faccia un pochino anche por me!… Lei vuol tornare a star male!… Peggio di prima!…
E siccome il Laner era sempre voltato colla faccia, e continuava a singhiozzare, la ragazza si era chinata sul letto, e gli parlava vicino vicino, nei capelli. Il malato ne sentiva l'alito caldo, e il piccolo seno che si appoggiava, che premeva la sua spalla.
Dopo, durante tutto quel giorno, Evelina dimostrò una timidezza pudibonda, una selvatichezza quasi sospettosa. Non si appoggiava, non si chinava più sul letto, non assettava, non gli accomodava più le coperto…. Quando il Laner la chiamava, essa trasaliva, e si avvicinava appena di qualche passo, arrossendo, ma tenendosi sempre discosta, silenziosa….
Pietro, che si era addormentato verso l'imbrunire, si svegliò molto tardi. C'era il dottore, ritto in piedi, accanto al letto, c'era la padrona che gli faceva lume, ma Evelina non c'era più. Era tornata a casa sua. Ormai il malato non aveva più bisogno di un'assistenza continua: la padrona, che dormiva lì vicino, sarebbe accorsa, qualora avesse chiamato o l'avesse sentito inquieto.