E anche dopo, rimasto solo, continuava a scuotere la testa, a dir di no, di no, fra sè e sè.
Andarsene, fuggire, fuggire da Milano, fuggire da Nora, fuggire da quel desiderio che lo accendeva, fuggire da quella gelosia che lo divorava!
E sospirava Crodarossa. E il paesello gli appariva ancora più tranquillo, più chiaro, più ridente colla chiesa bianca, circondata dal piccolo cimitero, sulla collinetta alta, in mezzo al sole.
Là erano sepolti il suo povero babbo e il suo povero zio. Vedeva la fossa del babbo colla croce arrugginita, la tomba dello zio colle lettere dell'iscrizione ancora rilucenti. E ricordava le feste, i tridui, le campane, i mortaretti, e gli pareva che appena fosse tornato, appena si fosse rifugiato lassù, vi avrebbe ritrovato la pace di un tempo; senza pensare che quella pace tanto rimpianta, allora era lui che l'aveva dentro di sè, era lui, allora, che la portava nel cuore.
Sì, sì!… Le zie! Vivere unito sempre alle sue buone vecchiette…. Confidar tutto a don Giuseppe!… Farsi perdonare…. farsi assolvere…. e ricominciare una nuova vita, in pace con tutti, anche con Dio! E in fondo al cuore si acquetava anche il pregiudizio pauroso del venerdì. Avrebbe cominciato allora veramente a rivivere, a rivivere la vita dello spirito, la vita della grazia, la vita nuova!
Oh, come sospirava quel giorno! E vedendo il suo letto candido si sentì attratto anche da quel rifugio, da quella promessa di riposo, di oblìo.
Vi si trascinò solo; e la padrona, quando capitò col pollo e il bordò del Cova portato da Taddeo, lo trovò già in letto.
Il Laner mangiò, divorò tutto in furia, e quando ebbe bevuto le "due dita" di vino eccellente sentendosi rianimare ne domandò ancora:
—È così piccolo il bicchiere…. un bicchierino da rosolio….
La padrona si lasciò commuovere: versò un altro dito di vino, poi se ne andò, portando via la bottiglia.