Povera Evelina!…

Ma pur compassionandola per il contrasto dal quale rimaneva offuscata, ricordò istintivamente che anche il povero corpicino non era così misero come pareva.

—Allora, a domani, se appena mi sarà possibile!

Ed Evelina, forse mortificata o impermalita per quel lungo silenzio, si preparava ad andarsene.

—Va via?… Così presto?—esclamò Pietro con uno smarrimento quasi pauroso, fissando sempre la giacchettina blù, che gli appariva in mezzo alla camera buia, come il fantasma di Nora.

—Si fa tardi,—osservò Evelina, con un sospiro, avvicinandosi alla finestra.—Si fa tardi; e poi minaccia un temporale.

—La supplico tanto, signorina! Non mi lasci solo. Ha poco, sa, da portar pazienza per me. Ha pochi giorni ancora da sopportarmi. Vado! Me ne vado! Torno a casa mia! Appena posso muovermi, vado via subito, subito, subito!

E nella voce, nell'accento, nell'angoscia del Laner vi era tutto il rimpianto, tutto lo strazio del suo grande amore, del suo immenso amore.

Evelina non rispose. Dov'era?… Non si vedeva più.

Era sparita?