Si udì un'altra suonata di campanello.

—Ecco!… L'ho detto!—esclamò ridendo fra lo scricchiolare dei denti, e andò un'altra volta ad aprire.

—Sarà il signor Laner,—pensò Evelina.—Si lisciò in fretta colle due mani i capelli, si accomodò bene il foulard sulle spalle, e tornò a scrivere, ma tenendosi su, ritta e piegando la testina verso la spalla che aveva un po' più tonda dell'altra, riuscendo a nascondere con una grazietta la sua imperfezione.

Era proprio Pietro Laner. Lo sentì che parlava con un altro nell'anticamera.

—Lo aspetteremo al varco, il signor Direttore! È una canaglia! Questo si chiama assassinare la gente!

—Si calmi, signor Brunetti!—diceva Pietro Laner.

—È una truffa! una vera truffa!

—Si calmi: il signor direttore aggiusterà ogni cosa.

—Oh! se non aggiusta lui…. lo aggiusto io!

Ci fu un momento di silenzio, poi si udì ancora Pietro Laner che diceva, come per congedarsi:—Se permette, signor Brunetti, ho da parlare colle signorine….—E quasi subito, entrava nella saletta.