—Chi è questo signor Brunetti?—domandò Evelina con voce assai commossa a Pietro Laner.

—È il rappresentante della cartiera di Maslianico. Quello che forniva la carta per il Rinnovatore.

Il giovanotto parlava colla voce rauca, imbronciato; gli occhi rossi e lividi infossati nella faccia smunta.

Si avvicinò alla tavola, ancora col paltò indosso, sbottonato, il bavero ritto sul collo, e accarezzando Numa che si allungava, distendendosi sotto lo striscio della mano leggera, soggiunse balbettando per la collera, per l'imbarazzo di ciò che voleva dire:

—Ha ragione il signor Brunetti!… Si chiama proprio a…. assassinare.

—Anche lei?—esclamò Evelina, alzando gli occhi timorosi, che si facevano più grandi, più lucenti, mentre cercavano e fissavano, come per raccomandarsi, gli occhi del giovane.—Anche lei, signor Laner?

—Ho da pagare la pigione e il conto del mese alla padrona. Ho da mangiare e non ho altro che dieci lire!

E mostrò un biglietto sudicio, ripiegato, che ricacciò subito nel taschino del gilet.—Non posso più aspettare anche per Nora. Voglio sposarla e andarmene!

—Andar via?… Via da Milano?—domandò Evelina, con un tremito negli occhi, nella voce piena di lacrime.

—Voglio ritornare a Trento, a casa mia! a casa mia!—ripetè Laner battendo il pugno forte sulla tavola.