Numa sparì di colpo sotto il canapè, poi di nuovo saltò sopra una seggiola, in un angolo lontano, e là, al sicuro, ricominciò a leccarsi più forte e più in fretta.
—E di me? Cosa sarà di me?—mormorò la povera ragazza, e sospirando, fatto un po' di posto sulla tavola, si preparò vicino, stendendolo adagio, colle due mani, il fascio delle bozze.—Mi vorrebbe aiutare, signor Pietro?
—Come?… Nora?… Non c'è?… È fuori anche stamattina?—esclamò il
Laner con un crescendo di stupore e di stizza ad ogni interrogazione.
Egli sapeva bene che Evelina non avrebbe osato di tenerlo presso di sè,
qualora Nora fosse stata in casa.
—È andata dalla Schönfeld.
—La Schönfeld! Ogni giorno la Schönfeld!—gridò l'altro sempre più stizzito.
—Per amor di Dio!—supplicò Evelina, con un gesto verso l'anticamera.—Non si faccia sentire. Nora sarà di ritorno per le quattro: ritorni alle quattro.
Pietro Laner prese una seggiola, ma prima di sedersi la sbattè, con un colpo forte, sul pavimento; poi, sempre con indosso il paltò, col bavero alzato sul collo, cominciò a leggere le bozze, borbottando, a correggerle con grossi segnacci, facendo scricchiolare la penna, spruzzando la carta d'inchiostro. Per qualche tempo nè l'uno nè l'altra non dissero una parola.
—Io credo,—cominciò poi Evelina, lentamente, interrompendosi, perchè pareva più che mai intenta ed affrettata nello scrivere,—io credo che Nora alle tre avrà finito colla Schönfeld…. ma poi vanno tutt'e due o a fare un giro sui bastioni in carrozza…. o a passeggiare ai Giardini. Perchè non….—e qui l'interruzione fu più lunga: Evelina scartabellò cercando una parola nel Dizionario.—Perchè non va ad aspettarla? E poi…. quando la vede uscire colla Schönfeld…. finga come di passare per caso…. Le saluta e ci va insieme.
—Già! sicuro! posso fare così!—esclamò il buon ragazzo, rasserenandosi subito.
—Lei sa dove abita la Schönfeld?