—In piazza Cavour.
—Al ventisette,—rispose Evelina. E poi riprese, dopo un'altra pausa.—Ma lei, non la conosce ancora la signora Schönfeld?
—Mi farò presentare da Nora!—e sorrise—dalla mia sposa!
Evelina alzò ancora gli occhi lucenti in viso al giovanotto, ma fissandolo questa volta con una grande espressione di tenerezza e d'inquietudine, come una mammina che tremi per il figliuolo troppo buono e troppo illuso.
—Perchè mi guarda così?—domandò l'altro vivamente.
—Io, signor Laner?—No, niente. Sono io tanto…. tanto infelice! Io che resterò qui sola, sempre sola…. Io che non ho nessuno…. nessuno!
Evelina sospirò e si asciugò le lacrime con una mano. Era commossa e piangeva, piangeva davvero; ma pure pensava, sotto quelle lacrime, pensava in fondo al cuor suo che Pietro Laner, aspettando Nora sulla porta della Schönfeld, avrebbe forse potuto vedere o scoprire qualche cosa di nuovo….
A ogni modo lei, come lei, non gli aveva detto niente!
III.
—Ohè, ce n'è un altro: il tappezziere che aspetta sul portone!—avvertì la Gioconda cacciando dentro il capo nella saletta e ridendo.—Metto fuori la bandiera?