—Bisogna partir….
—Dovemo proprio partir….
E si decisero a partire, veramente, ma quando gli altri non pensavano più a trattenerle.
Pietro aveva promesso, subito, di accompagnarle fino a Crodarossa; poi, dopo, per via di quell'altra che faceva il muso, che si sentiva male, soltanto fino a Verona. Ma all'ultimo, Evelina, sempre in sospetto, sempre col timore che egli volesse scappare, gli tolse d'un colpo ogni lena e ogni forza di muoversi:
—Dio, Dio!… È sicuro! Il dottor Foresti se n'è accorto…. Ha capito tutto! È sicuro!
Pietro lasciò che la zia Angelica e la zia Rosina partissero sole. E alla stazione, salutandole, dimenticava quasi di abbracciarle. Era troppo sconvolto, troppo spaventato….
Che viaggio lungo, uggioso per le signore Laner, e come arrivarono tristi e malinconiche alla canonica! Osarono appena presentare a Don Giuseppe "coi saluti particolari del signor commendatore direttor" il bel panettone che Evelina aveva finito col regalar loro, per levarle dai triboli.
Don Giuseppe le aveva ricevute senza guardarle in faccia, con un muso "tremendo". Egli parlava soltanto colla Nunziatina; dava i suoi ordini, faceva tutte le sue raccomandazioni soltanto alla Nunziatina.
E la loro cameretta?—Cos'era successo?—Anche la cameretta non sembrava più quella di prima. Era diventata squallida, oscura….
Oh, quel gran silenzio che le circondava, come pareva cupo, come pareva vuoto!