Un omino entrò quasi subito nello studio: piccolo, sudicio, sparuto, colle scarpe rotte e l'abito nero tutto liso; una faccia tra l'affamato e il delinquente. Egli si fermò dinanzi al direttore con un atteggiamento ch'era un mezz'inchino, e portandosi con un moto abituale della mano il grosso cordone del pince-nez dietro l'orecchio.
Il Perego poteva vantarsi di rappresentare tutta intera la redazione delle Risorse italiche. Il giornale "dei giovani e per i giovani" aveva infatti sempre piene di giovani le sale della direzione e le tasche del direttore. Ma a tutti quei giovani Matteo Cantasirena raccomandava di portar quattrini e abbonati: quando portavano articoli… questi finivano nel cestino.
Mariano Perego era straordinario nella sua qualità di giornalista utilité: aveva letto tutto, conosciuto tutti, ricordava tutto; era uno sgobbone portentoso, instancabile, un assimilatore dello stile di prima forza.
E per questa sua abilità, i colleghi lo chiamavano il falsificatore…, ma non per questa soltanto. L'appellativo aveva un senso recondito, ingiurioso e perfido: si riferiva alla prima colpa del Perego, quella che lo aveva disonorato, rovinato.
A diciott'anni, egli faceva ancora l'ultimo corso di liceo; pazzo per una donna, aveva falsificata la firma di un suo compagno di scuola, sotto una cambiale di cento lire: prima ancora della scadenza, il Perego si butta alle ginocchia dell'amico, gli confessa la colpa; l'amico perdona, paga, ritira la cambiale. Ma dopo, dopo forse una decina d'anni, mentre Mariano Perego, già molto innanzi nella carriera, nella fama, si trova impegnato in una fierissima polemica che appassiona tutta una città, che deve risolversi in un duello, in un seguito di duelli, ecco saltar fuori una prima voce, vaga, che ricorda quel fatto; poi, a mano a mano, la voce si fa più insistente, più precisa…. I padrini della parte avversaria esigono un giurì, il fatto delle cambiali è provato irrecusabilmente, e Mariano Perego, dichiarato indegno di battersi, infamato, deve abbandonare la sua città, il giornale fondato da lui, reso potente con tanti sforzi, con tanto ingegno, lo stesso partito politico al quale aveva dedicato la vita e pel quale sarebbe stato pronto a sacrificarla…. deve abbandonar tutto; ritrarsi, sparire!
Tutti, contro di lui e con più furore quanto più egli era salito in alto; tutti contro di lui, senza tregua, senza misericordia e gli amici più dei nemici, tutti i protetti, i difesi, i beneficati.—Giù, giù la nuova canaglia, giù, nel fango!
E Mariano Perego, il giornalista caduto, collo stesso fango di cui lo avevano coperto, s'era dato a sfogare i livori, gli odî, l'amarezza; e a quel fango aveva ricorso, anche per mangiare. Per mangiare soltanto, e male, e poco, perchè la gente rispettata e piena di onore, si valeva della sua miseria, della sua abiezione per sfruttare il suo talento, il suo lavoro e occorrendo la sua disonestà.
Matteo Cantasirena, meno male!… Nei giorni di abbondanza lo pagava senza contare e senza farsi pregare; quando era ridotto al verde non lo pagava affatto, ma lo invitava a pranzo e lo trattava a bordò. Il Perego, sfamato, ringalluzzito, lo serviva… e lo ammirava per fargli piacere.
—Pronto?—domandò il direttore fermandosi diritto in mezzo alla stanza.
—Prontissimo!—rispose il Perego: seduto alla scrivania si era preparato dinanzi un monte di cartelle.