Il Perego schivò quello sguardo, tirandosi il cordoncino degli occhiali dietro l'orecchio.
—Secondo il caso, posso promettere il segreto; sì e no,—riprese il signor Galli colla sua voce grave, penetrante.—Secondo il caso: se si tratta di me, di un affare mio, posso anche promettere; se si tratta della banca o del signor Kloss, no.—E a quel "no" il signor Galli si rizzò ancora di più, ancora più diritto.
Il Perego invece, sembrò rimpicciolirsi, cercando l'articolo nella saccoccia.
—Si tratta del signor Kloss. Legga. Sa che anch'io sono un galantuomo e che ho bisogno del pane che mangio. Davanti a lei mi sembra d'essere dinanzi a mio padre. Prenda!—e gli porse le bozze dell'articolo.—Nella mia condizione…. può sembrare una indelicatezza verso il giornale,—continuò il Perego tossendo per schiarirsi la voce.—Ma… ho tanti obblighi di gratitudine verso di lei! Mi sarebbe parso di mancare ad un dovere sacro, non affrettandomi ad avvertirla finchè, forse…. si potrebbe essere ancora in tempo. Lei mi ha fatto del bene; ripetutamente… Questa volta vengo a domandarle, invece, un consiglio… un suo parere. Si potrebbe far parlare al direttore da qualche persona influente… perchè l'articolo dovrebbe andare domani. In ogni modo lei apprezzerà la mia condotta perchè io la rispetto, la venero, perchè ho tutta la confidenza in lei…. perchè lei non vorrà farmi del male…. non….—A questo punto s'interruppe e tornò a cacciare il cordoncino degli occhiali dietro l'orecchio.
Sotto la pupilla immobile, grave, severa del Galli, gli era mancata la voce; sulla fronte gli spuntavano, rilucevano spesse e minute le goccioline di sudore: quando l'altro, finalmente, gli levò gli occhi di dosso per mettersi a leggere l'articolo, respirò, riprese fiato.
Il signor Galli, alla banca non era più il buon uomo del Trenk, uno dei più caldi fautori, senza esservi inscritto, della Lega per la pace, il buon signor Ambrogio, che aveva sempre un sigaro da offrire… e all'occorrenza anche un biglietto da dieci lire da prestare; che guardava la sua giovane mogliettina, tutta sfarzosa e fiera nel suo lusso della domenica, cogli occhi rilucenti di tenerezza, di ammirazione; che soffiava un'ora nella minestra del piccino per raffreddarla, sempre paziente, affettuoso anche quando il marmocchio strillava, s'impuntigliava, versava il vino sulla tovaglia…. No, non era più il signor Galli! E il Perego lo guardava con diffidenza, quasi con timore, scostandosi d'un passo.
Il procuratore lesse tutto l'articolo, rimanendo sempre impassibile, poi rialzò il grosso testone fissando nuovamente il Perego, ma questa volta con un'occhiata sprezzante, sdegnosa.
—Quanto vi ha ordinato di domandare il signor Cantasirena per sopprimere questa roba?—E abbassò il capo porgendo l'orecchio. Ma l'altro non si avvicinò.
—Io sono un galantuomo!… Certe cose ripugnano a me come a lei!… Io ho agito a fin di bene!… Se il signor Cantasirena lo sapesse, sarei scacciato dal giornale!… So anch'io che Matteo Cantasirena non è come lei, come me, come noi!… È un prodigo incosciente! È un vanaglorioso! Lei non lo conosce!… Adesso che è in auge, che è pieno di quattrini, ci tiene di più a un suo articolo e al gusto di vendicarsi, che non a tutti i milioni della banca Kloss!
Il Perego, agitato, gesticolava, diventava ora bianco, ora rosso, di tutti i colori; gli occhi guizzavano obliqui dietro le lenti, la voce gli usciva dalla gola stridula, stonata per lo sforzo di mantenerla alta e di nasconderne il tremito.