Le bandiere, la musica, gli archi di trionfo, gli evviva, tutto merito particolare di Mariano Perego il quale era da due giorni sul posto, ma senza figurare, senza mettersi in mostra, senza farsi vedere…. nemmeno dal piccolo Calca, nemmeno dall'ingegnere Fontanella, anch'essi in processione dietro Cantasirena, e assai irritati ed inquieti, perchè temevano una rivolta nelle squadre degli operai e dei braccianti. Questi infatti, occupati nei lavori di dissodamento e di sterro lungo il tracciato dei canali, erano tutti in fermento trovandosi in arretrato di paga, per colpa, appunto, di Matteo Cantasirena, che non aveva mandato i denari per "le settimane!"
Tuttavia, lungo la strada, in mezzo alla gente, il Fontanella e il Calca riuscirono a contenersi, a dissimulare…. Si fermarono cogli altri, al caffè, a bere il vino bianco offerto da Gesualdo Arcangeli, già un po' brillo a quell'ora, in mezzo alla schiera fracassona de' suoi puntatori, de' suoi formatori, de' suoi finitori, coi grandi cappelloni come "il maestro" e che seguivano "il maestro" dapertutto, sempre in baldoria, mangiando e bevendo alle sue spalle.
Col vino bianco si fecero evviva e brindisi al "prode Agesilao, alla Cisalpina" al genio di Fara Bon e il Fontanella rispose pure, con grande entusiasmo, a tutti gli evviva e a tutti i brindisi. Ma poi, appena giunti all'albergo del Cannon d'oro, appena gli fu possibile di chiudersi soli, lui e Pio Calca, in una stanza, col segretario generale, allora la scena cambiò di colpo.
Matteo, lì per lì, tentò, se non di scongiurare, di allontanare la burrasca.
—È il mio primo giorno di riposo…. di festa…. Lasciatemi godere un'ora, soltanto un'ora, della mia più che legittima compiacenza!…
—Siamo minacciati da uno sciopero!—esclamò con voce sorda il
Fontanella.
Cantasirena, attonito, si volse verso Pio Calca.
Rosso, di bragia, colle pupille fisse, sbarrate, il piccolo grand'uomo non lo guardò nemmeno. Girava impettito, attorno alla stanza, sventolandosi col fazzoletto, accomodandosi il solino molle di sudore. Sentiva crescere la propria importanza, quanto maggiore era l'abbattimento di quell'altro.
—Minacciano fischiate!… legnate!…—E un risolino, un certo tono di superbietta, tradivano l'interna compiacenza.
—Piuttosto di venire a Primarole a mani vuote, dovevate rimandar la festa!…—mormorò il Fontanella;—non vi ha detto niente il Brunetti?