Nora aveva raggiunto il suo scopo; tutti erano a' suoi piedi, tutti l'esaltavano. Il suo regno le dava tante compiacenze, tante soddisfazioni da farle dimenticare, da compensarla della gran rinunzia.
Quel suo regno assoluto, quella vita principesca, quella gente squisita, eletta, le piacevano; le piacevano persino le ridicolaggini, i pregiudizi, le severe esclusioni, che confacevano al suo orgoglio, a' suoi gusti, al suo capriccio.
E sarebbe stato così anche a Milano. A Milano, perchè Bergamo era stato messo da parte. Per quanto Nora fosse innamorata e adorasse suo marito, faceva sempre a suo modo: lei "voleva", lei comandava in tutto e per tutto. Voleva, comandava coi sorrisi, colle carezze, coi baci, ma il povero innamorato avrebbe tremato soltanto all'idea, non già di contrariare, ma di non poter subito indovinare i desideri della sua "stella".
La duchessa Eleonora aveva già fissato, con parecchie signore di Milano ch'erano con lei all'Hôtel Duval, i suoi giorni, in cui sarebbe restata in casa, dalle cinque alle sette, per le amiche, soltanto, e la sua sera, per ricevere il piccolo mondo, ristrettissimo, riservato, eccelso.
Il duca lasciava fare ed approvava sempre col capo tremolante: in quel suo dormiveglia si era convinto di aver sposata una Montmorency…. e la nipote dello zio Matteo faceva presto a convincersi di esserlo.
Così Nora, che voleva essere felice, ritenuta felice, vi riusciva.
Una volta sola, l'eco, il fantasma del passato capitò come una raffica improvvisa a intorbidare l'azzurro olimpico della sua nuova esistenza.
Il Duval a Nizza, era un piccolissimo hôtel, vicino alla spiaggia: il sancta sanctorum, il tabernacolo dei quattro quarti: al bisogno era l'albergo che dava o aggiungeva aristocrazia a' suoi ospiti. E però gli ospiti si conoscevano tutti, facevano vita in comune e, dal più al meno, erano sempre gli stessi.
Pel duca di Casalbara aveva fissato il quartierino sul mare, lord Paget, un cugino del defunto ambasciatore, che il Casalbara aveva conosciuto a Roma.
Un giorno, durante il pomeriggio, dopo il lunch, gli ospiti del Duval si erano riuniti nella sala "dei concerti" una galleria, a terreno, in vista del mare, dal quale era solo divisa da folti rosai.