E Nora li voleva godere allegramente, pazzamente, e forse inconsapevole metteva un prezzo ad ogni sorriso, ad ogni offerta della propria bellezza, ad ogni sforzo per frenare le rivolte improvvise del suo pudore, le più ascose e invincibili riluttanze di tutto il suo essere.

Aveva la smania, la febbre dello spendere, pareva la tormentasse il timore di non arrivare a tempo a spendere abbastanza. Collo spendere i denari del marito pareva quasi sfogarsi, vendicarsi, punirlo. E il farsi pagar cara era un compiacimento, un orgoglio di donna; una scusa per perdonare il contratto a sè stessa…. Spendeva in tutti i modi: erano toilettes che ordinava a Milano, a Parigi: erano gioielli che si faceva venire da Confalonieri, da Musy, da Mortimer…. Erano le ordinazioni del nuovo, del magnifico appartamento nel grande palazzo di Milano, nella sua grande villa di Casalbara, palazzo e villa, noti e celebri anche fra gli ospiti dell'Hôtel Duval. Ordinava carrozze, voleva comperare cavalli…. Poi, tutte le mattine, dopo il lungo bagno, nel quale si tuffava avidamente, cupidamente, quasi ansiosa di purificarsi dei baci della notte, usciva, correva attorno per le splendide botteghe dell'avenue de la Gare e della place Massena, seguita dal suo "Nannucci" ogni giorno più beatamente rintontito, e si sfogava a spendere, a spendere, a spendere, a comperar gioielli, trine, stoffe, ninnoli, pur di sciupare, di sprecare, di buttar via danaro, pur di sfogare nello spendere quella smania insoddisfatta, nervosa, che sentiva nel sangue…. nel sangue giovane, forte, sano, che certe volte, e ne era il castigo, si accendeva pur negli abbandoni, negli ardori simulati, con impeti improvvisi e terribili. Spendere, spendere, spendere! Era una furia, una manìa! Riempiva le casse, le stanze, l'albergo di roba inutile, che dimenticava o regalava poi alle cameriere: ma dopo quelle corse, quelle compere, dopo tutto quel matto sciupìo, quando si sedeva a colazione, era allegra, ridente, si sentiva bene e si sentiva appetito: si era sfogata, calmata.

E per tutto ciò, conseguenza logica e ineluttabile, il giorno in cui la duchessa di Casalbara venne a scoprire la rovina finanziaria del marito, la moglie compiacente e innamorata sparì in lei, di colpo. Nora ebbe un impeto di collera furibonda, brutale, volgare; la collera della cortigiana che dopo di essersi venduta, si trova fra le mani un biglietto falso.

Quel vecchio esoso, schifoso, l'aveva ingannata, assassinata! Le aveva rubata la sua giovinezza, la sua bellezza, la sua vita, il suo amore….

…. Ma il povero Casalbara era vittima a sua volta del proprio inganno, della propria spensieratezza.

Che le importava ciò?… L'essere imbecille non era una buona scusa. L'essere imbecille non lo giustificava d'aver sedotta e rovinata una povera ragazza!

E pensare che essa a quel vecchio aveva sacrificato Pietro Laner!
Pietro Laner che quasi era morto per lei!

Il duca aveva tenute nascoste alla moglie, fin che gli era stato possibile, le gravi notizie che gli arrivavano da Milano. Per quanto inebetito, per quanto la simulazione di Nora fosse sapiente, inebriante, tuttavia, anche se egli non capiva, sentiva che era sempre la "nuova" duchessa Eleonora che amava il vecchio duca di Casalbara; e in ogni modo, fosse stato anche vero e sincero nella giovane donna quel raro caso d'innamoramento, non poteva tuttavia aver avuto per origine naturale ed onesta altro che la gratitudine, non poteva essere tenuto vivo altro che dai continui doni, dal continuo sfarzo, dai continui divertimenti.

E adesso? Quando le avesse dovuto proporre e imporre una vita oscura, quasi borghese?

Il povero Casalbara sospirava angosciato, soffriva, sentiva egli pure un senso di rimorso: aveva sacrificata, legata a lui vecchio, a lui povero, quella esistenza giovane, fiorente…. La sua spensieratezza doveva lasciar campo alla riflessione: quell'esame delle sue condizioni patrimoniali che non aveva mai fatto, avrebbe dovuto farlo prima del matrimonio per sapere che cosa egli offrisse a sua moglie, per non ingannarla, ingannando sè stesso.