Una sera, ritiratisi gli altri ospiti dell'Hôtel Duval, il Casalbara si era recato, come al solito, ad aspettare la moglie sul terrazzo. Sempre, un po' prima di andare a dormire, Eleonora fumava lì, su quel terrazzo, la sua ultima sigaretta. Sdraiata mollemente, mollemente assorta e silenziosa, si godeva l'aria, il fresco, la notte, le stelle, seguendo col lento dondolìo della poltrona, il murmure quieto, lontano del mare.
Quella sera, quando la vide apparire fra le ombre, fra la luce pallida del terrazzo, ondulando, tutta bionda, tutta bianca e vaporosa nella lunga vestaglia di crespo e di merletto, sentì corrersi un brivido per le vene, e avrebbe voluto morire. Bisognava parlare!
Nora gli si avvicinò, sorridendo. Egli sentì il soffio, la vampa calda, si sentì avvolto nel suo odore di bionda e di lilas de Perse.
—Stella….—balbettò.
—Ah!… Che delizia! Che delizia!—Nora, con un lungo respiro stirò, alzò le braccia nude, rotonde, rosee, fuor della larga manica trasparente…. respirò ancora…. poi le lasciò cadere attorno al collo del marito riposandosi morbida, stanca sulle sue ginocchia.
—Hai sonno…. cara?
—Si sta bene, tanto bene qui…. così….—E accesa la sigaretta, lo baciò, ridendo, colla bocca piena di fumo.
…. Dio, Dio! Bisognava parlare: il giorno dopo bisognava partire!
—Che hai, Nannucci?…—essa gli domandò a un tratto, dopo di aver lanciato dal terrazzo la sigaretta spenta.
—Stella! Stella!—bisbigliò il duca commosso e sospirò:—Perchè non posso darti la vita?…