Nora sentì tutto il dolore, tutto lo strazio represso in quelle parole e ne rimase impressionata: si alzò in piedi rigida, appoggiandosi al parapetto del terrazzo.
—Cosa c'è?—E lo guardò fissamente.
Ma il Casalbara non sapeva risolversi, non poteva parlare. Temeva il suono stesso delle sue parole, della sua voce. Il silenzio di quella quiete serena, muta, calma e chiara si era fatto più profondo…. Anche il murmure lontano del mare era cessato.
Pareva al Casalbara, che non soltanto gli occhi fissi, attenti sul viso pallido della moglie, ma che tutto d'intorno a lui, il cielo diffuso e limpido e il mare fermo e muto, aspettassero le sue parole, la sua confessione….
Dio! Dio! Come mai era stato così spensierato? Così leggero? Così egoista?…
—Che c'è?… Che c'è di nuovo?—ripetè Nora con un leggero tremito d'inquietudine e d'ira.
—Ho…. avrei da chiederti un sacrificio. Bisognerebbe partire…. presto.
—Per San Moritz? Non è già fissato?…
La buona stagione di Nizza, infatti, era finita da un pezzo, e i Casalbara avevano combinato con lord e lady Paget di passare l'estate, tutti insieme, in Engadina.
—Ecco il sacrificio,—balbettò il Casalbara.—Bisognerebbe abbandonare la nostra prima idea…. e tornare a Milano.