—Alzati…. cara…. ti farà male, star così sdraiata…. Vieni a letto.

Nora si rizzò, si voltò di colpo: la sua faccia per essere stata malamente compressa contro i cuscini, era attraversata da due solchi sanguigni. Essa lo guardò sfrontatamente, con un sogghigno ironico, beffardo, poi, a un tratto, senza dir parola, lo afferrò per un braccio e lo spinse, lo cacciò barcollante, incespicante sui tappeti, nel salottino attiguo alla stanza da letto; prese il suo abito, il suo gilet, glieli buttò dietro; e sbattè le portine, girò la chiave, sempre senza dire una parola, senza dir niente, muta.

—Eleonora!… Eleonora!…—balbettò il Casalbara, tendendo le mani nell'oscurità….—Eleonora! Eleonora!

Dai vetri opachi delle portine, passava appena il chiarore confuso dell'altra stanza.

—Eleonora!… Eleonora!—e rimase colla fronte appoggiata ai vetri spiando ansioso, esasperato, tremante, l'ombra della moglie che scorgeva muoversi attorno al letto.

—Eleonora!… Eleonora!—esclamava colla voce bassa, ma vibrata.—Perchè così?… Perchè hai fatto così?… Sei troppo cattiva!… Non ti credevo così!… Apri!… Apri!… Non facciamo scandali! Non facciamo scene!—E s'infuriava perchè non otteneva alcuna risposta, e scrollava forte le portine per riuscire ad aprirle.—Te lo comando! Apri! Sono tuo marito! Rispondi almeno!

Lo stesso silenzio: Nora si moveva sempre vicino al letto.

—Rispondi, Eleonora!

Sentì soltanto il rumore così noto: il piccolo "crac" del busto che Nora slacciava d'un sol colpo. Sentì il lento scivolare della veste da camera sul tappeto, e il lungo fruscio delle batiste….

Allora tornò a balbettare, a gemere, a supplicare, a domandar perdono, sempre colla fronte appoggiata ai vetri, guardando, guardando….