Intravvide Nora che alzava le braccia…. che scioglieva, stendeva la lunga massa dei capelli e li avvolgeva nervosamente sul capo.
—Perdonami! Eleonora!… Perdonami! Andrò io solo a Milano….
Domani…. Tu resterai qui…. Andrai a San Moritz! Farai tutto ciò che
vorrai! Aprimi! Stella! Stella! Non venderò il palazzo! Te lo giuro!
Non venderò Casalbara! Perdonami! Perdonami! Gioia! Stella! Amore!
Perdonami! Apri! Ho freddo qui! Non posso restar qui!… Sto male!…
Mi ammalerò! Apri! Eleonora!
Sentì lo scricchiolìo del letto…. sentì il fruscio di Nora che si stendeva, si rivoltava fra le coltri.
—Almeno una parola!… Una parola! Non ti domando più che una parola…. sola….
Di colpo si spense il lume: il Casalbara non vide, non udì più nulla.
Allora, sempre colla fronte appoggiata ai vetri si mise a piangere, silenziosamente. A poco a poco il freddo gli penetrò nelle ossa…. e col freddo il timore di risvegliare Eleonora co' suoi singhiozzi. Allora il povero vecchio, trattenendo le lacrime, camminando in punta di piedi, a tentoni, andò a buttarsi e a piangere nella poltrona più lontana.
IV.
Il Casalbara, appena arrivato a Milano, dovette mettersi a letto. La scena colla moglie e il ritorno da Nizza fatto a precipizio, con un tempaccio del diavolo, lo avevano ridotto in uno stato compassionevole. Era orrendamente infreddato, alla testa, ai bronchi; aveva paura di morire, aveva paura di sua moglie e aveva paura di perderla: soffriva, soffriva e non capiva più niente.
Nora, durante tutto il lunghissimo viaggio, non gli aveva mai rivolto la parola. Era rimasta sempre ferma al suo posto dall'altra parte del cupé, impenetrabile e muta, colla piccola riga bianca in mezzo alla fronte torva, aggrottata.
Il povero vecchio, tremante di febbre, osava appena guardarla, furtivamente, cogli occhi rossi, gonfi, lacrimosi, e cercava di impietosirla, mormorando: