—È finita!… È finita per me!

L'altra rimaneva immobile, fissa e rigida al suo posto. Soltanto dopo Novara, mentre infuriava il temporale e la pioggia fitta sbatteva contro i vetri, essa gli aveva detto brevemente e seccamente:

—Domani parlerò io col Vigliani.

—Sì…. cara…. tutto…. tutto ciò che vuoi!—si era affrettato a rispondere il povero marito scosso e consolato dal suono di quella voce, sebbene aspra e imperiosa.

Ma poi, vedendo che nemmeno la sommissione così pronta, così umile riusciva a placare Eleonora, tornò a gemere, a tossire, a sospirare, a mormorare tutto tremante e intirizzito:

—È finita!… È finita per me!

La duchessa, subito la mattina dopo, per far più presto, invece di mandare a chiamare il ragionier Vigliani, si recò lei stessa, direttamente al suo studio.

Non erano ancora le dieci e nondimeno il piccolo stanzino angusto e polveroso che serviva di anticamera, era già pieno di gente che aspettava: un monsignore, due avvocati che discutevano fra di loro, e una grassa matrona, vestita di tutti i colori, coi baffetti neri e i riccioloni a rubacuori incollati sulle tempie.

Nessuno si scosse all'entrare di Nora; erano abituati a ogni sorta di clienti.

—Prego, faccia avvertire il ragionier Vigliani che c'è la duchessa di Casalbara,—disse Nora, a mezza voce, in fretta, allo scrivano, che faceva anche da portiere.