Questi, un bel giovanotto ben pettinato e colla camicia scollata, non lasciò la signora duchessa ad aspettare in anticamera, ma la fece passare, andandole innanzi, e spalancando gli usci, nel salotto privato del ragioniere.

—Il signor Vigliani ha gente, ma verrà subito,—e dopo di aver pregato la signora duchessa di avere la bontà di accomodarsi, se ne andò, camminando in punta di piedi.

Nora, entrando nel salotto basso, tetro colle tappezzerie giallognole, trasudanti l'umidore, aveva sentito venirsi in faccia una zaffata di rinchiuso e di cavoli riscaldati: si guardò attorno: appeso in alto, alla parete di mezzo, il ragionier Vigliani collo spillone di brillanti, sorrideva dal suo grande ritratto ad olio, fra le oleografie di due sultane.

Nora si seccava ad aspettare: ma non aspettò che pochi minuti.

Il Vigliani entrò quasi subito, come una bomba, strisciando e ruzzolando, profondendosi in inchini, in complimenti, in esclamazioni superlative.

Appena ripreso fiato, appena ebbe fatto sedere la signora duchessa, le domandò del signor duca, tenendosi ritto dinanzi a lei colle mani congiunte.

—È rimasto a letto. Si è un po' infreddato nel viaggio.

—Voglio sperare che sarà un'indisposizione leggerissima, affatto passeggera….—E il ragioniere sgranava gli occhi in segno del più vivo interessamento. Ma Nora tagliò corto colle chiacchiere.

—Capirà benissimo perchè sono corsa da lei in questo modo. Non potevo aspettare, sono troppo inquieta, troppo spaventata. Voglio sapere subito come stanno le cose, voglio sapere tutta la verità. Mio marito mi ha fatto leggere la lettera del Kloss e la sua. E sono qui anche per incarico di mio marito, che non può muoversi.

Il ragionier Vigliani, inquieto, cominciò a sospirare, alzando gli occhi al cielo, stringendosi nelle spalle, allungando le braccia.